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ACCETTO

AUTENTICA NAMIBIA GLAMPING

MARZO - DICEMBRE

periodo
13 GIORNI / 10 NOTTI
durata
A PARTIRE DA

EURO 4.070

 

 

“Panorama Namibiano” è uno dei programmi di viaggio più apprezzati per la visita della Namibia. Due nuovi CAMP studiati con cura particolare per posizione sul territorio e per ospitalità rappresentano oggi un modo di viaggiare sempre più rispettoso dell'ambiente ed introducono anche un nuovo concetto di “comfort” che ridefinisce il viaggio avventura. Un itinerario che attraversa le zone più affascinanti della Namibia: il cuore del Damaraland e l'antico deserto del Namib. Un itinerario, unico ed esclusivo che si avvale di veicoli 4x4 appositamente modificati per raggiungere gli angoli più belli del paese insieme a guide italiane formate e selezionate. Nell'area dell'Etosha, la sosta nella riserva privata di Ongava, ai confini del Parco, offre una presenza di animali particolarmente ricca; nel Damaraland lontani da qualsiasi altro insediamento e vicinissimi ai fiumi potremo ammirare i rari elefanti del deserto.
Panorama Namibiano Glamping è un viaggio intenso per scoprire la Namibia più bella.

DATE DI PARTENZA 2021:
MARZO – DICEMBRE

ITINERARIO:
Windhoek, Naankuse Lodge, Ongava Game Reserve, Twyfelfontein, Swakopmund, Sandwich Harbour, Namib Naukluft Park, Deserto del Kalahari

I PLUS:
- Partenze dall'Italia ogni Martedì e Sabato.
- itinerario esclusivo
- guide italiane e locali in lingua italiana
- Sistemazione in Glamping Camp
- partenza con minimo 2, massimo 8 partecipanti per auto.

 


1° GIORNO. ITALIA - WINDHOEK
Partenza individuale dall'aeroporto prescelto in Italia per la Namibia. E' previsto un cambio di aeromobile in Europa a secondo della compagnia aerea scelta. Pasti e pernottamento a bordo.

2° GIORNO. WINDHOEK - NAANKUSE LODGE (Km 50)
All'arrivo disbrigo delle formalità d'ingresso ed incontro con la guida locale di lingua italiana.
Partenza con esclusivi veicoli overland 4x4 alla volta del Naankuse Wildlife Sanctuary situato a circa 50Km dal centro città. Pranzo incluso (orario di arrivo permettendo). Nel pomeriggio si prende parte ad una prima straordinaria attività di safari alla ricerca delle specie animali a più alto rischio d'estinzione. Non si esclude che durante quest'attività si possano scorgere leoni, linci, leopardi, licaoni e svariate specie di antilopi. Cena e pernottamento in lodge e/o nelle ville situate all'interno della vasta riserva.

3° GIORNO. NAANKUSE - CENTRAL NAMIBIA - ONGAVA GAME RESERVE (Etosha) (Km 480)
Prima colazione e partenza in direzione nord verso l'area del rinomato parco Etosha. Attraversiamo così tutta la regione centrale della Namibia sino alla famosa Riserva Privata di Ongava ai bordi meridionali del grande Parco Nazionale di Etosha. Pranzo e nel pomeriggio prevediamo un primo emozionante safari all'interno della Riserva a bordo di veicoli 4x4 aperti accompagnati da esperti ranger locali di lingua inglese. La Riserva di Ongava è rinomata (non solo in Namibia), per i suoi rinoceronti sia bianchi che neri, una delle specie a più alto rischio d'estinzione. Non escludiamo comunque di poter scorgere tante altre specie come orici, antilopi saltanti così come i predatori, leoni in primis. Al termine rientro al lodge, cena e pernottamento.

4° GIORNO. PARCO NAZIONALE ETOSHA (Km 200)
Splendida giornata dedicata al fotosafari alla scoperta dell’Etosha. Prevediamo di effettuare due safari, uno al mattino e uno al pomeriggio, con il nostro veicolo, lo stesso utilizzato per il tour.

5° GIORNO. ONGAVA – VILLAGGIO HIMBA – FORESTA PIETRIFICATA – DAMARALAND (Km 310)
Pensione completa (con bevande locali incluse solo a cena)
Il tour si arricchisce oggi di un’altra giornata di incredibile valore. Ci si dirige verso una delle regioni più sorprendenti da un punto di vista paesaggistico, il Damaraland. In un susseguirsi di bellissimi paesaggi si arriva ad incontrare e conoscere gli Himba, popolo bello e fiero ancor oggi semi-nomade. Senza dubbio una delle etnie più intriganti del continente africano che ha saputo mantenere antiche tradizioni, costumi ed usanze anche a dispetto delle continue interazioni con le popolazioni più civilizzate. Pranzo lungo il percorso. Prima di giungere presso il nostro esclusivo Eco Glamper Camp effettuiamo la visita della Foresta Pietrificata per apprendere tante interessanti informazioni sulle fase geologiche del nostro Pianeta. Arrivo al campo nel pomeriggio inoltrato. Cena e pernottamento in tenda di lusso.

6° GIORNO. DAMARALAND – TWYFELFONTEIN & ELEFANTI (Km 150)
Pensione completa (bevande locali incluse solo a cena)
Bella giornata tra natura e cultura alla scoperta di questa regione rinomata non solo per il suo straordinario sito Patrimonio dell’Unesco di Twyfelfontein ove antiche incisioni rupestri, risalenti al Paleolitico, hanno dato vita ad uno dei Musei all’aperto di maggior interesse al mondo ma anche per i rari elefanti e rinoceronti del deserto. Il fotosafari è davvero piacevole ed emozionante e si svolge prettamente lungo i letti secchi dei fiumi effimeri della regione. Oltre alla bellezza dei pachidermi, che si sono adattati a condizioni veramente estreme, si potrà godere dei panorami unici di una delle zone più belle ed affascinanti della Namibia. Pranzo in corso di escursione. Cena e pernottamento in tenda.

7° GIORNO. DAMARALAND – SKELETON AREA – SWAKOPMUND (Km 410)
Dopo la prima colazione proseguiamo il nostro viaggio verso la costa oceanica via Uis. Vedremo all'orizzonte il possente Brandeberg, il secondo monolite più grande al mondo. Arrivati sulla costa, da molti chiamata anche "Skeleton Coast" per l'alta presenza di relitti di navi naufragate, visitiamo la colonia di foche di Cape Cross e il sito dove Diego Cao sbarco nel 1486. Pranzo e proseguimento per Swakopmund dove arriveremo nel pomeriggio inoltrato. Pernottamento in hotel 4 Stelle. Data l’ampia offerta dei ristoranti di Swakopmund la cena sarà libera e a discrezione dei partecipanti.

8° GIORNO. SWAKOPMUND – SANDWICH HARBOUR (Km 100)
Dopo la prima colazione si procede verso Walvis Bay, importante cittadina portuale a circa 45 Km a sud di Swakopmund. Da qui ci spingeremo sino a Sandwich Harbour (utilizzando dei diversi veicoli 4x4) per ammirare uno scenario davvero suggestivo. Le alte dune sabbiose del Namib si gettano letteralmente nell'Oceano e piscine naturali salmastre, che si vengono a creare dai moti delle maree, costituiscono un richiamo irresistibile per tantissimi uccelli marini. Al termine rientro a Swakopmund e resto del pomeriggio a disposizione per relax o per shopping. Cena libera e pernottamento.

9° GIORNO. SWAKOPMUND – DESERTO DEL NAMIB (Km 400)
Il viaggio oggi prosegue alla volta dell'antico deserto del Namib attraversando immensi paesaggi tipici del Namib Naukluft dove ampie vallate si susseguono ad impervi canyon. Pranzo in corso di trasferimento. Arrivo nel pomeriggio inoltrato, in tempo per poter ammirare uno straordinario tramonto, presso il nostro esclusivo Eco Glamper Camp. Tempo permettendo stasera ammireremo il calar del sole da un punto panoramico privilegiato. Cena e pernottamento in tenda.

10° GIORNO. SOSSUSVLEI – DEAD VLEI & SESRIEM CANYON (Km 250)
Pensione completa (bevande locali incluse solo a cena)
Sveglia mattutina per godere della migliore luce durante l’escursione alle rinomate dune di Sossusvlei. Tempo a disposizione per visitare Sossusvlei, l’emozionante Deadvlei, e il vicino canyon di Sesriem la cui conformazione geologica svela molti misteri sulla formazione e l’evoluzione del nostro Pianeta Terra. Il pomeriggio è a disposizione per relax. Pernottamento.

11° GIORNO. DESERTO DEL NAMIB – DESERTO DEL KALAHARI (Km 290)
Un gradevole trasferimento tra bei passi montani ed ampie vallate ci conduce verso la regione del deserto del Kalahari. Sistemazione in uno dei Lodge della regione. Al pomeriggio esploriamo questo fragile eco-sistema con un'attività di safari a bordo di veicoli 4x4 aperti per poter apprezzare in tutta la sua bellezza anche questo affascinante deserto. Cena e pernottamento.

12° GIORNO. KALAHARI – WINDHOEK – EUROPA ( Km 310)
Prima colazione e partenza di buon mattino verso l’aeroporto di Windhoek. Partenza con volo di linea per l’Europa. Pernottamento a bordo.

13° GIORNO. ITALIA
Arrivo in Italia e termine dei servizi di viaggio


LA QUOTA COMPRENDE:
Voli di linea intercontinentali in classe economica - Tasse di biglietteria aerea - Franchigia bagaglio in stiva ed a mano - Hotel 4 stelle e campi tendati menzionati in programma - Sistemazione in camera doppia
- Trattamento di prima colazione, 10 pranzi, 8 cene - Bevande ai pasti ove indicato in programma - Visite ed escursioni indicate in programma - Ingressi ai Parchi - Assistenza di personale corrispondente in lingua italiana - Pacchetto assicurativo completo spese mediche, bagaglio ed annullamento viaggio - Quota di iscrizione del tour operator - Set da viaggio

LA QUOTA NON COMPRENDE:
Bevande ove non indicate - Visite facoltative - Mance ed extra in genere - Tutto quanto non specificatamente indicato alla voce "La quota comprende".

- WINDHOEK: NAANKUS LODGE
- ETOSHA: ONGAVA LODGE
- DAMARALAND: MELANSRUS DAMARALAND GLAMPING CAMP
- SWAKOPMUND: HANSA HOTEL
- DESERTO DEL NAMIB: DESERT HILLS GLAMPING TENT
- DESERTO DEL KALAHARI: KALAHARI ANIB LODGE


Formalità d’ingresso
Per i cittadini italiani è sufficiente il passaporto con almeno 6 mesi di validità dal momento dell’arrivo nel paese. Ricordiamo che è necessario disporre spazio sufficiente sul passaporto per il timbro d’ingresso. Qualora si transiti dal Sudafrica, bisogna disporre di almeno 2 pagine libere. In caso di estensioni alle Cascate Vittoria è necessario disporre di un’ulteriore pagina libera. Non è richiesto alcun visto per soggiorni inferiori ai 90 giorni.
Se si viaggia con minori (sotto i 18 anni non compiuti) in arrivo, transito o partenza dal territorio sudafricano, ogni minore dovrà essere munito di passaporto individuale ed estratto di nascita plurilingue in cui siano riportati i nominativi dei genitori, pur se accompagnato da entrambi. Inoltre, nel caso in cui il minore viaggi accompagnato da un solo genitore o da un tutore, dovrà essere in possesso di una dichiarazione giurata (in forma di affidavit) riportante il consenso dei genitori.

Vaccinazioni:
Nessuna obbligatoria. Consigliata la profilassi antimalarica per chi si reca nella zona del Caprivi e a Nord dell’Etosha.
Richiesto il Certificato contro la Febbre Gialla compreso il transito superiore alle 12 ore negli aeroporti situati in un paese a rischio trasmissione febbre gialla (es. Repubblica democratica del Congo, Kenya, Tanzania, Zambia, etc.).

Fuso Orario:
+1 h rispetto all'Italia, -1 h rispetto all'Italia, quando in loco si adotta l'ora legale

Clima:
Il clima tipicamente semidesertico fa si che la Namibia sia visitabile tutto l’anno. Durante l’inverno (da Maggio a Ottobre) le temperature oscillano tra i 7 e i 25°C. Durante il giorno è sereno e piacevolmente caldo, ma con forte escursione termica la notte con temperature che possono arrivare anche sotto lo 0°C. D’estate (da Novembre ad Aprile) le temperature si aggirano sui 35/40°C con giornate molto calde. La stagione delle piogge va da Febbraio a Marzo.

Abbigliamento/Bagaglio:
Consigliati abiti pratici in fibre naturali, prevalentemente di colori neutri che non contrastino con l’ambiente circostante. Da non scordare almeno un capo caldo per la sera ed una giacca a vento. Scarpe comode, cappellino, occhiali da sole, crema protezione solare, costume da bagno, repellenti. Indispensabile il binocolo. Raccomandiamo limitare al minimo il proprio bagaglio, utilizzando preferibilmente borse/sacche morbide.
Se il viaggio prenotato include dei trasferimenti in aerei da turismo è fondamentale rispettare la franchigia massima che è solitamente fissata a Kg 20 incluso bagagli a mano ed equipaggiamento fotografico. E' obbligatorio utilizzare borse senza alcuna struttura rigida (es. trolley).

Moneta:
La valuta locale è il Dollaro Namibiano, con un cambio attuale di circa 15/16 Nad per 1 Euro, non è reperibile in Italia. Le carte di credito sono generalmente accettate.

Lingue:
Inglese, afrikaans, oshivambo, diffuso il tedesco.

Corrente elettrica:
La corrente elettrica è di 220-250 Volt a 50 cicli al secondo. Le prese sono di tipo tripolare, come quelle sudafricane.

Alberghi, Lodge & Riserve:
Le categorie alberghiere, se espresse, seguono le normative ufficiali vigenti del paese dove l’hotel è ubicato. Non sempre il criterio di valutazione locale corrisponde a quello europeo. Inoltre ove non sia in vigore una classificazione ufficiale, abbiamo espresso una nostra valutazione personale. Per alcuni itinerari il nome definitivo degli hotel confermati viene fornito un mese prima della partenza.
Indirizzi e numeri telefonici degli hotel sono riportati nei documenti di viaggio. Molte Guest e Country House, Lodge e Campi Tendati in Africa non dispongono di riscaldamento. Vi preghiamo di tenerne conto per la preparazione dei bagagli se il viaggio dovesse svolgersi durante l’inverno locale (Giugno-Luglio sono solitamente i mesi più freddi). Eventuali richieste di camere comunicanti, camere ai piani alti o bassi, saranno da noi trasmesse ma la riconferma potrà avvenire solo in loco a completa discrezione dell’hotel. Mancate assegnazioni non potranno essere a noi imputabili. Di norma il giorno d’arrivo le camere si rendono disponibili dalle 15:00 e dovranno essere rilasciate il giorno della partenza entro le 10:00. A discrezione degli hotel è possibile anticipare o posticipare tale termini ma potrebbe essere richiesto un supplemento da regolarizzare in loco.

Ristorazione:
I pasti possono essere a menù fisso o a buffet. In alcune Riserve Private il pranzo è sostituito da un “brunch” rinforzato servito al rientro dell’attività del safari mattutino. La ristorazione all’estero può essere diversa, anche nelle porzioni, rispetto alle nostre normali abitudini a prescindere dalla qualità del cibo proposto. Vi invitiamo a considerare il lato gastronomico come uno dei tanti aspetti da conoscere del paese che state visitando. Non è previsto alcun rimborso per pasti volutamente non usufruiti. Durante i trasferimenti più lunghi, soprattutto in aree remote, alcuni pasti sono previsti al sacco e talvolta la quantità del cibo può risultare limitata. Problemi alimentari seri devono esserci comunicati per iscritto in fase di prenotazione.

Comunicazioni:
Per telefonare in Namibia comporre lo 00264 seguito dal prefisso senza lo 0 e il numero. I telefoni cellulari si stanno diffondendo rapidamente. Prefisso 081 per rete cellulare namibiana MTC.

Mance:
Non sono ancora una consuetudine, ma è buona norma lasciarle a guide, autisti e ranger e camerieri, se apprezzato il loro lavoro. Indicativamente prevedere 80 Nad/5 Euro al giorno per le prime tre categorie, e 10% del servizio al personale di ristoranti e alberghi, 10 Nad a valigia per il facchinaggio.

Guida:
La guida è a sinistra. Patente internazionale (modello Vienna 68 o Ginevra 49) obbligatoria per la guida di veicoli a noleggio. Si raccomanda la massima prudenza nella guida specialmente sulle strade sterrate che sono particolarmente insidiose/pericolose. Si consiglia di non superare la velocità di 60-70 Km/h perché purtroppo gli incidenti, anche mortali, sono sempre più frequenti a causa del fondo stradale sdrucciolevole (sabbia e/o ghiaietto), rischi di scoppio di pneumatici per la presenza sul terreno di piccoli quarzi, attraversamento improvviso di animali. E’ obbligatoria la cintura di sicurezza allacciata sia per il conducente che per gli altri occupanti del mezzo. Al momento dei ritiro del veicolo a noleggio consigliamo ispezionare con cura la vettura, controllare le condizioni dei pneumatici incluso quello di scorta. Durante gli spostamenti controllare sempre il livello del carburante e provvedere al rifornimento ogni volta che è possibile e viaggiare sempre con una scorta di acqua. Consigliamo sempre una seconda ruota di scorta e che sia stata prevista l’assicurazione per eventuali danni al parabrezza. SOGGIORNO NEI PARCHI: a chi si reca nei Parchi con il proprio autoveicolo raccomandiamo di controllare con anticipo gli orari di apertura / chiusura dei cancelli. I biglietti d’ingresso possono essere acquistati direttamente in loco.

Acquisti:
Nei negozi dei maggiori centri, come ad esempio Windhoek o Swakopmund, si trovano specialità e curiosità di ogni tipo dalle pietre semi preziose, agli oggetti in legno, ai tappeti, alle caratteristiche bambole vestite nel tradizionale stile Herero, borse in pelle di struzzo e tanta oggettistica per l’arredamento.

Potete trovare le informazioni aggiornate sugli obblighi sanitari e sulla documentazione necessaria per l'espatrio sul seguente sito : VIAGGIARE SICURI - NAMIBIA

Nome completo: Repubblica della Namibia
Capitale: Windhoek
Superficie: 825.418 kmq
Lingua: Inglese (ufficiale), afrikaans (regionale), tedesco (ufficiale), oshiwambo (regionale)
Religione: 80-90% cristiana (luterana oltre il 50%), 10-20% animista
Forma di governo: Repubblica

La Namibia è uno Stato indipendente dell'Africa meridionale, la cui capitale è Windhoek.
All’estremo sud del Continente Africano si trova la Namibia, un paese dalle contrastanti meraviglie, un luogo dove l’incontro fra due correnti, una a sud ovest ed una a nord est, ha dato origine a variegate realtà climatiche, zoologiche e geologiche: dune maestose che si alternano a oasi verdi e ricche di vita, un deserto magico ed antico come il mondo, savane ricche di animali e di vita floreale, spiagge “mortali” di fine sabbia bianca che si specchiano su un oceano forte della sua storia e ricco di vita marina, sottosuolo dimora di oro, diamanti e pietre preziose.
La Namibia, un paese che ospita un caleidoscopio di popoli e culture derivanti dalle più varie civiltà che, insieme alla bellezza incomparabile della natura indigena, hanno contribuito a rendere questa terra “la perla d’Africa”.
La Namibia è molto vasta, ben 3 volte l’Italia, ma è scarsamente popolata, nemmeno 2 milioni di abitanti.
Il nome di Namibia, che deriva dal deserto del Namib, la vasta area che caratterizza gran parte del paese, fu scelto come etimo neutrale per evitare diatribe tra le varie etnie.

La geografia della Namibia è caratterizzata da una serie di altopiani, il punto più alto dei quali è il Brandberg.
L'altopiano centrale attraversa il paese lungo l'asse Nord-Sud, ed è circondato a ovest dal Deserto del Namib e dalle pianure che giungono fino alla costa, a sud dal Fiume Orange, a sud e a est dal Deserto del Kalahari.
I confini del paese a nord-est delimitano una stretta fascia di terra, nota come dito di Caprivi, che fu ottenuta dai tedeschi come sbocco verso il fiume Zambesi.

Il clima tipicamente semidesertico fa si che la Namibia sia visitabile tutto l’anno. L’inverno (da maggio a ottobre) registra temperature che oscillano tra i 7 e i 25°C, durante il giorno è sereno e piacevolmente caldo, ma con forte escursione termica la notte dove si possono raggiungere temperature sotto lo 0°C. D’estate (da novembre ad aprile) le temperature si aggirano intorno ai 35/40°C con giornate torride.
La stagione delle piogge va da febbraio a marzo.

Storia:
I primi abitanti della Namibia furono i Boshimani. Questo ceppo tribale (appartenente alla radice antropologica mongoloide) era diviso in 2 gruppi tribali: i San ed i Khoi Khoi.
Insieme diedero vita ad un terzo gruppo misto chiamato Khoisan.
Le pitture rupestri trovate nel Damaraland ne testimoniano la loro presenza in epoche remote, oltre 20.000 anni fa.
Circa 2000/2200 anni fa numerosi gruppi del ceppo Bantù si stabilirono negli attuali confini della Namibia e del Botswana. La loro ascesa segno il momento del declino e della fuga per i Boshimani che dovettero trasferirsi nelle zone desertiche del Kalahari e nelle zone paludose ai confini con il Delta dell’Okavango, piegandosi al volere di altri popoli più organizzati e strutturati.
Nel 1300 i Nama ed i Damara arrivarono dal nord obbligando i San a spostarsi verso nuove terre e verso l’attuale Sudafrica e, soprattutto, verso il Kalahari.
Verso il 1400 una nuova tribù si stabilì in queste zone, gli Owambo, che conquistarono il nord della Namibia fino al delta dell’Okawango.
Nel 1500 arrivarono anche gli Herero attestandosi nella zone dell’Etosha e verso Windhoek diventando il popolo dominante.
I primi europei ad incrociare l’orizzonte namibiano fu un equipaggio portoghese, nel 1946, capitanato da Diego Cao e, poco tempo dopo, venne avvistato anche da il più famoso Bartolomeo Diaz.
In rapida successione arrivarono mercenari, mercanti e cacciatori che occuparono lo scenario namibiano per oltre 100 anni. La loro presenza, però, non fu così invasiva come quella dei missionari.
Fu però nella seconda metà del 1800 che molti sudafricani arrivarono in Namibia attestandosi a Walvis Bay, per testimoniare la loro presenza nei confronti di francesi ed inglesi.
Fra il 1850 ed il 1884 risale l’inizio della migrazione tedesca. In questo periodo il generale Adolf Luderitz dichiarò che il paese era protettorato tedesco, dandole il nome di Africa Tedesca del Sudovest.
L’era coloniale era nel pieno della sua espansione: l’Olanda aveva il Sudafrica, l’Inghilterra gestiva il Bechuanaland (attuale Botswana), il Portogallo l’Angola e la Germania dominava le terre namibiane.
Proprio in questo periodo iniziarono i primi scontri con le popolazioni locali. I tedeschi iniziarono la costruzione di fortificazioni che ancora oggi si possono vedere ed ammirare (Fort Namutoni Etosha, Alte Feste Windhoek, Sesfontein Kaokoland, ecc.).
Nel 1907 le lotte intestine portarono ad una vera decimazione delle popolazioni locali e all’introduzione di leggi razziali. Questo fu il periodo in cui iniziò lo sfruttamento delle miniere di diamanti.
Durante il primo conflitto mondiale il Sudafrica invase la Namibia, nel 1915, ma fu nel 1920 che la Repubblica del Sudafrica ottenne il mandato di amministrare la Namibia cambiandole nuovamente il nome: South West Africa. Nel 1948 il Sudafrica dichiarò che la Namibia era la quinta provincia dell’Unione Sudafricana e vennero inserite le leggi razziali con la creazione dei bantustans, ghetti regionali per le popolazioni locali che portavano il nome della popolazione stessa.
Due anni dopo, nel 1950, nacque il gruppo SWAPO (South West People’s Organisation – Organizzazione del popolo dell’Africa del Sud-Ovest) supportato dalla Russia e da Cuba. Fu in questo periodo che l’attenzione mediatica mondiale fece molta pressione sul Sudafrica per liberare la Namibia ed interrompere la repressione militare.
Ovviamente l’interesse sudafricano era rivolto alle numerose e ricchissime miniere di diamanti a cielo aperto che, a differenza delle miniere del Sudafrica, non necessitavano di trivelle a perforazione: i diamanti in Namibia si potevano trovare sulle coste ed era sufficiente un’idrovora per raccoglierli.
Nel 1966 il gruppo SWAPO creò il suo esercito in opposizione al Ministero della Difesa che era di fatto sudafricano, nello stesso periodo le Nazioni Unite si opposero alla politica dell’Apartheid del Sudafrica.
Nel 1989, la risoluzione dell’Onu n° 435 e l’arrivo dei berretti blu a Windhoek costrinsero i soldati cubani a spostarsi in Angola e quelli Sudafricani a lasciare la Namibia.
La Namibia era finalmente libera dal giogo sudafricano, nonostante la cittadina costiera di Walvis Bay rimase nelle mani del governo di Pretoria.
Il 9 febbraio del 1990 Sam Nujoma, il leader attivo del partito, venne eletto presidente ed il 21 marzo del 1990 la Namibia divenne uno stato libero e meraviglioso.
Solo nel 1994 Walvis Bay venne annessa al governo namibiano, era l’ultimo baluardo sudafricano in Namibia.
Oggi Sudafrica e Namibia collaborano attivamente praticamente su ogni questione economica. Le due monete hanno lo stesso valore ed i Rand sudafricani possono essere usati anche in Namibia. Nell’agosto del 2008 il presidente sudafricano Thabo Mbeki e il suo omologo Hifikepunye Pohamba, in un incontro svoltosi per verificare la cooperazione tra i due paesi, hanno deciso di firmare un accordo su agricoltura, trasporti, ambiente e turismo. Tra i progetti approvati più importanti vi è anche l’accodo per la realizzazione di piccole centrali idroelettriche ecocompatibili sul fiume Orange.
L’esempio di Sudafrica e Namibia dovrebbe essere seguito da molti paesi che confinano e che hanno lottato per interessi e ideali comuni.

CULTURA
Ogni gruppo etnico all'interno della Namibia ha le proprie tradizioni culinarie. Piatti base degli owambo sono il 'mielie pap', una specie di porridge preparato con farina gialla, o il 'mahango' (miglio), con cui cucinano sempre una specie di porridge o una zuppa. Sia il mielie sia il mahango vengono di solito accompagnati con pesce oppure stufato di capra, agnello o manzo. Altri ingredienti importanti sono zucche, peperoni e cipolle. Le popolazioni nama, che vivono nel deserto, hanno venerato una specie di melone, per centinaia e centinaia di anni: il suo raccolto annuale è un evento di particolare rilievo. Secondo alcuni è proprio questo melone spinoso, tipico del deserto, ad aver reso possibile l'esistenza umana nel Namib. Gli Herero si nutrono principalmente di prodotti derivati dal latte, come ricotta e burro. L'eredità culinaria europea è principalmente tedesca, basti pensare alle enormi salsicce chiamate 'boerewors'. Anche pane, pasticcini, torte e dolci vari sono di origine tedesca. Tra le bevande tradizionali ricordiamo il 'mataku' (un vino di anguria) e il 'walende', un liquore di palma distillato dal sapore simile a quello della vodka.

TRADIZIONI E USANZE
Per quanto riguarda gli acquisti di articoli artigianali, ricordate che è possibile mercanteggiare soltanto al mercato. Durante i safari nella natura, al tramonto si serve per tradizione un aperitivo serale chiamato sundowner. Dopo un safari si usa lasciare una mancia all'autista e alla guida.


In lingua Ovambo Etosha significa “il luogo dell’acqua asciutta”. Con un’estensione di 22.270 Kmq è uno dei parchi più grandi dell’Africa. Il Parco comprende l’Etosha Pan, una distesa desertica ricoperta da uno strato di sale lasciato da un antico lago risalente a circa 12 milioni di anni fa. A seguito di sconvolgimenti tettonici, il fiume Kunene, che lo alimentava, cambiò il suo corso dettandone così il prosciugamento. Prima colazione, pranzo, cena e pernottamento al lodge. La distanza chilometrica odierna è variabile e dipendente dagli avvistamenti all'interno del Parco. L’Etosha National Park è il primo parco fondato in Namibia nel 1907 e sicuramente uno dei migliori luoghi al mondo per osservare gli animali. Il suo nome significa “grande luogo bianco asciutto”, anche conosciuto come “la terra delle acque asciutte” e deriva dalla vasta depressione salina dalle sfumature bianche e verdastre chiamata Etosha Pan. Ma sono le foreste e le praterie circostanti a costituire un habitat tanto favorevole alla fauna del parco. L’Etosha National Park occupa una superficie di oltre 20 000 kmq, dove vivono 114 specie di mammiferi, 340 di uccelli, sedici di rettili e anfibi e un’innumerevole varietà d’insetti. Geologia L’Etosha Pan è un vastissimo deserto salino pianeggiante che per pochi giorni l’anno, per via delle piogge, si trasforma in una laguna poco profonda popolata da
fenicotteri e pellicani bianchi. Quando si formò, dodici milioni di anni fa, era una depressione poco profonda alimentata dalle acque del fiume Kunene, ma i mutamenti climatici e tettonici verificatisi nel corso dei secoli hanno fatto abbassare il livello dell’acqua e creato questa depressione salina che ora si riempie d’acqua solo sporadicamente. Quando le precipitazioni sono abbondanti, essa è alimentata da fiumi effimeri detti oshanas e omiramba che sono valli fluviali fossili i cui corsi d’acqua scorrono talvolta
sotto terra.
Flora e Fauna La pianta più diffusa a Etosha è il Mopane, che circonda la depressione salina e costituisce circa 80% dell’intera vegetazione. Secondo la stagione si possono vedere nel parco elefanti, giraffe, zebre, antilopi saltanti (springbok), alcelafi rossi, gnu, orici (gemsbok), antilopi alcine, kudu maggiori, antilopi roane, struzzi, sciacalli, iene, leoni, ghepardi e leopardi. Tra le specie in pericolo di estinzione vi sono l’impala dal muso nero e il rinoceronte nero. La densità degli animali è in relazione alla vegetazione. Nella stagione secca invernale gli animali si raggruppano intorno alle pozze d’acqua, mentre durante i caldi e piovosi mesi estivi si disperdono e trascorrono le giornate riparandosi nella boscaglia. Di pomeriggio si possono vedere gli animali che riposano sotto gli alberi. Le temperature estive possono raggiungere i 44 ºC. Anche gli uccelli abbondano, i buceri dal becco giallo sono molto diffusi e a terra si possono vedere le enormi otarde di Kori.

Himba Tra il XVI e il XVII secolo gli Herero, un popolo bantu dedito alla pastorizia, entrarono in Namibia provenienti dall’Angola e si stabilirono con le loro mandrie in quest’area rimanendovi per circa 200 anni. Dopo questo periodo, probabilmente a causa del sovrappopolamento dovuto alle varie ondate di immigrazione, la maggior parte di loro si mosse verso sud alla ricerca di pascoli più idonei e si disperse in tutta la parte centro settentrionale del paese dando vita a innumerevoli scontri con il popolo dei Nama, anch’essi allevatori e alla ricerca di pascoli. Nel XIX secolo a seguito di un’epidemia di peste bovina e delle vessazioni subite dai Nama Swartbooi, gli Herero rimasti in Kaokoland si trovarono costretti, per non morire di fame, a ripassare il confine con l’Angola e chiedere aiuto alla tribù locale degli Ngwambwe. Questi li ribattezzarono Himba, che nella loro lingua significa “coloro che chiedono l’elemosina”. Gli Himba rimasero in Angola per oltre un lustro, fino a quando un Herero di nome Vita, che accompagnava una spedizione scientifica, li trovò e decise di aiutarli. Dopo averli organizzati militarmente si mise a servizio del governo portoghese in Angola per combattere i ribelli, in cambio di armi e bestiame. Finalmente nel 1916, Vita e gli Himba furono in grado di attraversare il fiume Kunene, sconfissero i Nama e poterono ritornare a vivere nelle loro terre. Nel frattempo l’opera missionaria compiva quasi un secolo e il popolo Herero era stato convertito al Cristianesimo e aveva cambiato molte delle sue tradizioni; le differenze fra coloro che fino a cent’anni prima erano stati un solo popolo, erano ora insormontabili e i due popoli pur parlando la stessa lingua non si riunirono più, gli Herero continuarono nel loro percorso di modernizzazione, mentre gli Himba mantennero il nome adottivo e rifiutarono ogni tipo di influenza esterna per vivere secondo la loro cultura e tradizione. La società Himba si può definire un sistema teocratico dove il capo villaggio è anche il capo spirituale e l’amministrazione del villaggio (kraal) segue le regole religiose-tradizionali. La base della società Himba è la famiglia, spesso allargata agli zii e ai cugini, il termine villaggio è in realtà improprio, in quanto gli abitanti del kraal sono tutti parenti.
Per questa ragione i rapporti fra i vari villaggi sono sempre numerosi e amichevoli per ragioni di matrimonio e d’affari. La loro religione si basa sul culto degli antenati: gli Himba ritengono che le anime dei morti abbiano poteri soprannaturali e siano il tramite tra i viventi e Dio, che chiamano Mukuru. Da qui deriva la necessità di mantenere buoni rapporti con le anime dei defunti seguendo e rispettando le tradizioni e chiedendo la loro benedizione attraverso il fuoco sacro detto Okuruwo. Questo è generalmente un unico ceppo ardente il cui mantenimento continuo è a cura del capo tribù e della sua prima moglie; durante le cerimonie sarà al fuoco sacro che il capo villaggio chiederà la benedizione degli antenati. L’economia degli Himba si basa quasi esclusivamente sull’allevamento del bestiame, essi sono pastori semi-nomadi e allevano principalmente mucche e capre. La loro dieta consiste quasi esclusivamente di latte cagliato (Omahere) e carne, principalmente di capra, le mucche infatti sono il loro patrimonio e vengono macellate solo per eventi importanti. Sono anche soliti barattare capre e manufatti per avere in cambio mais, zucchero ed oggetti d’ornamento personale. Le donne himba sono famose per il colore rosso della loro pelle che ungono con una crema ottenuta da burro e polvere d’ocra. Questo trattamento viene utilizzato per proteggere la pelle dal sole, dagli insetti e per assorbire il sudore e la polvere, (tutte le mattine l’ocra viene tolta e rimessa), e naturalmente come trattamento di bellezza.
Gli Himba sono famosi anche per le loro acconciature chiamate erembe: i capelli delle donne vengono intrecciati con dell’extension di fibra di palma o crine di cavallo e le treccine così ottenute vengono avvolte da un tubicino di sottile pelle di capra che viene poi unta con l’ocra. Petrified Forest La Foresta Pietrificata, a 40 km a ovest di Khorixas, è una zona di veld aperto e cosparso di tronchi pietrificati che arrivano a misurare 31 m di lunghezza e sei di circonferenza. Si calcola che abbiano all’incirca 260 milioni di anni. Gli alberi appartengono al gruppo delle Gimnosperme, lo stesso delle conifere, cicadacee e welwitschie. Poiché non vi sono resti di radici né di rami, si ritiene che i tronchi siano stai trasportati da un’alluvione. Vi sono una cinquantina di alberi, alcuni ancora parzialmente sepolti, perfettamente pietrificati dalla silice con tanto di corteccia e anelli. Nel 1950 il luogo fu dichiarato monumento nazionale.

Damaraland Nel Namib settentrionale, le sporadiche sorgenti e i fiumi effimeri creano strisce verdi e umide in cui vivono animali selvatici, uomini e bestiame. Procedendo verso l’interno dalle dune e dalle pianure della spoglia Skeleton Coast, il terreno s’innalza gradualmente generando prima alcune selvagge montagne desertiche, poi gli altopiani dalla vegetazione a macchia della Namibia Centrale. Questa è la zona denominata Damaraland il cui nome deriva dell’etnia dei Damara. I suoi grandi spazi sono una delle ultime aree faunistiche non ufficiali dell’Africa, dove si possono ancora vedere gli animali vagare liberamente al di fuori dei parchi e delle riserve protette. Il Damaraland offre anche molte bellezze naturali tra cui il massiccio del Brandberg che culmina con la vetta più alta della Namibia – il Konigstein, alto 2573 m. Insieme a Twyfelfontein e allo Spitzkoppe, il Brandberg custodisce siti preistorici con alcune delle pitture e incisioni rupestri più belle del continente. Twyfelfontein la zona più conosciuta del Damaraland è la zona di Twyfelfontein. I Damara, che un tempo vivevano in questa zona, la denominarono Uri-Ais o “fontana saltante” dalla sua sorgente di acqua fresca. Nel 1947 il nome è stato cambiato in Twyfelfontein – che significa “fontana dubbiosa”, dal primo colono bianco, che riteneva che la sorgente fosse troppo debole per essere un valido supporto per l’allevamento del bestiame. Nel 1952 la zona è stata dichiarata monumento nazionale per i suoi tesori artistici. Twyfelfontein è conosciuta per l’abbondanza di graffiti e pitture rupestri situate in una valle di arenaria rossa. Si crede che i graffiti risalgano a circa 6000 anni fa. In totale vi sono oltre 2500 graffiti divisi in sei categorie o fasi, fino al XIX secolo. La maggior parte dei graffiti rappresenta animali e le loro orme, con rare rappresentazioni di uomini rispetto alle migliaia d’immagini presenti. Le pitture e le incisioni rupestri hanno un’origine incerta e le ipotesi sulle loro origini abbondano. Purtroppo non esiste un modo affidabile di datarle senza distruggerle. Si può dedurre che gli artisti fossero nomadi che vivevano di caccia e di raccolta e che non conoscessero l’agricoltura né la ceramica. La maggior parte delle pitture rupestri riflette il rapporto tra gli esseri umani e la natura. Alcune sono rappresentazioni stilizzate, ma nella maggior parte dei casi riproducono fedelmente e con grande abilità le persone e gli animali della regione. I temi ricorrenti comprendono il ruolo delle donne e degli uomini, battute di caccia e pratiche di medicina naturale. Le pitture si possono raggruppare in tre periodi distinti: le più antiche sembrano riflettere un periodo di nomadismo durante il quale le popolazioni si dedicavano prevalentemente alla caccia. Le opere successive, che rivelano un netto miglioramento artistico, suggeriscono pacifiche incursioni di gruppi provenienti da altre zone, forse San o Khoi-Khoi. L’ultimo stadio indica un impoverimento dell’espressione artistica dovuto forse a una perdita d’interesse verso il genere. Le tonalità del rosso si ottenevano principalmente macinando ossidi di ferro e aggiungendo a questa polvere un po’ di grasso animale per formare una pasta adesiva. I pigmenti bianchi erano ricavati dalla silice, dal quarzo in polvere e dalle argille bianche ed erano per natura meno adesivi di quelli rossi. Gli artisti applicavano i colori alla roccia usando le dita, bastoncini e pennelli ricavati con peli d’animali. L’arte rupestre ha la particolarità di essere ammirata nel luogo della sua creazione. L’osservatore attento potrà dunque farsi un’idea dell’ambiente che ha ispirato i dipinti. Petrified Forest La Foresta Pietrificata, a 40 km a ovest di Khorixas, è una zona di veld aperto e cosparso di tronchi pietrificati che arrivano a misurare 31 m di lunghezza e sei di circonferenza. Si calcola che abbiano all’incirca 260 milioni di anni. Gli alberi appartengono al gruppo delle Gimnosperme, lo stesso delle conifere, cicadacee e welwitschie. Poiché non vi sono resti di radici né di rami, si ritiene che i tronchi siano stai trasportati da un’alluvione. Vi sono una
cinquantina di alberi, alcuni ancora parzialmente sepolti, perfettamente pietrificati dalla silice con tanto di corteccia e anelli. Nel 1950 il luogo fu dichiarato monumento nazionale.

Cape Cross Seal Reserve è famoso soprattutto per la riserva popolata da migliaia di otarie del capo. Nel 1486 l’esploratore portoghese Diego Cao, primo europeo a mettere piede in Namibia, giunse a Cape Cross e piantò una croce (Padrao) alta 2 m e pesante 360 kg in onore di Giovanni II, re di Portogallo. La croce rimase al suo posto fino al 1893, quando fu rimossa e portata in Germania dalla nave Falke. L’anno seguente il kaiser Guglielmo II ordinò che ne fosse realizzata una copia recante l’iscrizione originale in latino e portoghese, con l’aggiunta di una dicitura commemorativa in tedesco. Nel punto in cui Cao in origine piantò la sua croce ora, ce n’è una seconda realizzata in dolerite ed eretta nel 1980. Sul luogo si trova anche una composizione di blocchi in cemento di forma circolare, disposti in modo da riprodurre la Croce del Sud, costellazione che il navigatore portoghese seguì durante la sua spedizione. Le otarie del capo possiedono l’orecchio esterno. Sotto il grezzo pelo superficiale, le otarie hanno uno spesso strato di pelliccia che non si bagna e trattiene l’aria garantendo l’assoluto isolamento termico (il che permette loro di mantenere costante la temperatura corporea a trentasette gradi e di trascorrere lunghi periodi immersi in acque fredde).
Gli esemplari maschi pesano in media 200 kg e le femmine attorno ai settantacinque, nel periodo compreso tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre partoriscono un solo cucciolo. Le madri riconoscono i loro piccoli grazie alle percezioni olfattive e ai richiami. I principali predatori sono la iena bruna e lo sciacallo della gualdrappa. Solitamente i cuccioli rimangono con la madre fino a un anno d’età. Le otarie del capo mangiano ogni giorno una quantità di cibo pari all’8% del loro peso corporeo. Ogni anno viene eseguito un abbattimento controllato delle otarie. Le pelli sono lavorate per poi rifornire il mercato europeo, la carne è spedita a Taiwan, i genitali sono esportati in oriente e il resto è utilizzato per ricavare una poltiglia proteica usata per nutrire i bovini. Swakopmund Swakopmund ha un carattere particolare probabilmente dovuto alla sua storia coloniale e al fatto che non ha ospitato industrie di rilievo a parte quella turistica per la maggior parte del secolo scorso. Alte palme bordano le strade e i giardini ben tenuti contribuiscono a creare un’atmosfera da oasi. Le caffetterie all’aperto, i bar e le pasticcerie fanno furore in una cittadina costellata d’interessanti edifici di un’altra epoca. Qui vivono numerosi artisti e, passeggiando per la città, è possibile scoprire le sue gallerie d’arte e i negozi che espongono le opere di pittori e artisti locali. Vi sono anche boutique, negozi di souvenir, negozi di pietre semipreziose, gioiellerie, supermercati, negozi di antiquariato e di tessuti, una conceria e molto altro. Swakopmund è diventato un luogo di attrazione per chi è alla ricerca di emozioni. Molti arrivano fin qui per avventurarsi sulle dune con le quad bikes, per sciare con i sand board, per fare del tandem skydiving, per volare sul deserto. Anche se Swakopmund si trova alle porte del deserto e lungo una delle coste più desolate del mondo, questi due fattori si combinano e danno a questa città unica un clima sorprendentemente temperato. Le temperature estive non raggiungono mai gli estremi del deserto, a pochi chilometri all’interno, ed anche gli inverni sono miti, caratterizzati occasionalmente dal caldo vento dell’est.
La città prende il nome dalla sua posizione alla foce del fiume Swakop, che raramente presenta acque di superficie, ma che invece fornisce acqua sotterranea per un certo numero d’interessanti fenomeni naturali, come la Valle della Luna, la Piana delle Welwitschie e l’Oasi Goanikontes. All’estremità meridionale della città si trova una fascia di dune costiere mobili che raggiunge Walvis Bay, a trentadue chilometri. A nord di Swakopmund si trova la famosa Skeleton Coast, che, malgrado ancora evitata dalla gente di mare, rappresenta oggi un eldorado per i pescatori.

Questa valle dove il fiume Tsauchab scompare tra l’argilla bianca alla base di alcune tra le dune più alte del mondo, è una delle attrazioni turistiche più spettacolari della Namibia. Le dune si stendono a perdita d’occhio e le loro ricche colorazioni variano dall’albicocca al rosso e all’arancio vivo. Tre dei punti più belli nella zona di Sossusvlei sono: Hiddenvlei, a breve distanza dal parcheggio 2x4, Deadvlei, così nominata a causa degli scheletrici tronchi di antiche acacie che si trovano al centro della secca piana e Sossusvlei stessa. Se le piogge sono abbondanti, il fiume Tsauchab riesce a scorrere fino alla valle creando un paradiso per gli uccelli acquatici. Anche durante la stagione secca spesso è possibile vedere orici, antilopi saltanti e struzzi che si nutrono della sparsa vegetazione lungo i corsi d’acqua. Il Nara!, un frutto simile allo Tsamma, melone che si trova in questa zona, viene mangiato per il suo contenuto d’elementi nutritivi e di liquido. Le Dune Del Namib Le dune del Namib si estendono a sud, dall’Orange al Kuiseb River, (nella zona nota come dune sea o “mare di dune”) e a nord, da Torra Bay nel parco della Skeleton Coast fino al fiume Cuoca in Angola. Sono composte da variopinte sabbie di quarzo ed hanno sfumature che vanno dal color crema all’arancio, al rosso e al viola. A differenza delle antiche dune del Kalahari, quelle del Namib sono dinamiche perché si spostano e assumono forme particolari per effetto del vento. La parte superiore della duna, rivolta in direzione dello spostamento, si chiama pendio di scorrimento ed è qui che la sabbia, cadendo dalla cresta, scivola verso il basso. In questo punto si accumulano le particelle vegetali e i detriti animali che costituiscono la magra fonte alimentare degli abitanti di quest’ambiente e proprio per questo motivo vi si concentrano quasi tutte le forme di vita esistenti sulle dune. Dune Paraboliche Nella parte orientale del mare di dune e nella zona di Sossusvlei le dune sono classificate come paraboliche o multi cicliche e sono il risultato delle condizioni variabili del vento. Sono le dune più stabili del Namib e come tali, anche le più ricche di vegetazione. Dune Trasversali Nei pressi della costa a sud di Walvis Bay si trovano invece le dune trasversali, ossia lunghe formazioni lineari perpendicolari ai venti che soffiano da sud-ovest, quindi orientate verso nord e nord-ovest. Dune Seif All’interno del Parco del Namib, la zona di Homeb è caratterizzata dalle imponenti dune lineari seif, enormi increspature di sabbia orientate da nord-ovest a sud-est. Raggiungono i 100 metri d’altezza e distano all’incirca un chilometro l’una dall’altra, come risulta evidente anche dalle fotografie scattate dai satelliti. Sono formate dai venti stagionali: in estate, quando prevalgono i venti meridionali, la parte superiore rivolta in direzione dello spostamento si trova sul versante nord-orientale, mentre in inverno, quando i venti soffiano nel senso contrario, essa si sposta sul versante sud-occidentale. Dune A Stella Nelle aree esposte ai venti provenienti da tutte le direzioni si formano le cosiddette dune a stella, chiamate così perché hanno crinali multipli che, se osservati dall’alto, ricordano la forma delle stelle. Nella parte meridionale dello Skeleton Coast Park e nella zona a sud di Luderitz prevalgono le dune chiamate barcane: create da venti unidirezionali, sono le dune più mobili in assoluto e, quando si muovono, assumono la forma di una mezzaluna con le punte rivolte in direzione dello spostamento. Sono queste le dune che stanno lentamente divorando la città fantasma di Kolmanskop, vicino a Luderitz, e sempre di questo tipo sono le famose “dune ruggenti” della Skeleton Coast settentrionale, chiamate così per via del suono provocato dall’aria espulsa dagli interstizi presenti tra i granelli di sabbia. Il suono è udibile soprattutto nelle calde ore del pomeriggio. Dune A Collinetta Notevolmente più piccole delle altre, queste dune si trovano radunate in gruppi sulle distese pianeggianti vicino alle fonti d’acqua. La sabbia si raccoglie intorno alla vegetazione – in genere è sufficiente un ciuffo d’erba – ed è tenuta ferma dalle radici della pianta in modo da formare un cespuglio sabbioso.

In genere queste dune non superano i 2-3 metri d’altezza. Le Comunità Delle Dune Nonostante il loro aspetto spoglio, le dune del Namib ospitano un ecosistema complesso in grado di vivere grazie all’umidità portata dalle frequenti nebbie. Queste sono causate dalla condensazione quando i freddi e umidi venti marini, influenzati soprattutto dalla corrente del Benguela dell’Atlantico meridionale, incontrano il caldo secco che sale dalle sabbie del deserto. Questo fenomeno occorre di notte e origina spesso nebbie mattutine che in genere si dissolvono con il caldo del pomeriggio. Sott’acqua la corrente del Benguela, ricca di azoto, favorisce la presenza di colonie di plancton che attirano numerosi pesci che, a loro volta, fanno da cibo per gli uccelli e i mammiferi marini della costa. In nessun altro luogo della terra la vita riesce ad affermarsi in condizioni tanto ostili: questa sorta di miracolo è possibile grazie soprattutto ai semi e alle particelle di piante depositati dal vento e all’umidità portata dalla nebbia. Nelle pianure ghiaiose vivono struzzi, zebre, orici (gemsbok), antilopi saltanti (springbok), manguste, scoiattoli di terra e altri animali come lo sciacallo, il caracal e la iena bruna. Se le piogge sono abbondanti i semi germogliano e la ghiaia arida si trasforma in un prato di erba alta anche un metro pullulante di animali. Nella sabbia vivono molte piccole creature e basta anche una breve passeggiata per riuscire a scorgere le tracce di questa comunità adattatasi così bene all’ambiente. Di giorno le temperature in superficie possono raggiungere i 70ºC, ma nella parte sottostante i granelli di sabbia sono separati da ampi spazi nei quali l’aria circola liberamente e molti di questi piccoli animali trovano qui fresco rifugio. Quando poi arriva il freddo della notte, essi approfittano del fatto che la sabbia trattiene parte del calore assorbito di giorno per crearsi un caldo riparo. I luoghi migliori per osservare la vita nel deserto sono Sossusvlei e le dune del sud di Homeb, sul Kuiseb River. Il mattino presto provate a cercare i segni di quanto è accaduto durante la notte: riuscirete a distinguere con facilità le tracce di scarafaggi, lucertole, serpenti, ragni e scorpioni. Nelle dune vivono un numero impressionante di coleotteri, ghiotti del materiale vegetale che trovano in quest’ambiente. Sesriem Canyon Molti anni fa il fiume Tsauchab, che sorge nelle montagne Naukluft e Zaris intagliò un canyon in questa zona apparentemente desolata. Il Sesriem Canyon in realtà ospita uccelli, animali e piante perché le sue ripide pareti impediscono l’evaporazione dell’acqua e proiettano fresche ombre sul canyon. Oggi il fiume Tsauchab scorre solo dopo abbondanti piogge. Pare che il nome “Sesriem” derivi dal fatto che i primi visitatori dell’area raccogliessero l’acqua dal fiume unendo sei cinghie per i buoi (“riems” in Afrikaans) per fare in modo che un secchio raggiungesse l’acqua dalla cima del canyon. La parte ovest di questo canyon profondo 30 metri diventa gradualmente più bassa e a un certo punto il fiume si espande e forma una valle lungo il suo corso per Sossusvlei.













Kalahari Il deserto del Kalahari è una vasta distesa sabbiosa che si estende per circa 520.000 km², è situato sull’immenso altopiano che copre l’Africa australe e si trova ad una altezza media di 900 metri. Copre il 70% del territorio del Botswana e parti dello Zimbabwe, della Namibia e del Sudafrica ed è il quarto deserto al mondo per estensione. Il deserto del Kalahari si trova all’interno di un bacino che porta lo stesso nome e misura oltre due milioni e mezzo di chilometri quadrati arrivando a coprire ben nove paesi africani. Il nome Kalahari deriva dalla parola Kgalagadi della lingua Tswana e significa "la grande sete”. Il Kalahari è un deserto di sabbia rossa, in parte arido e in parte semi arido. Parti del Kalahari ricevono più di 250 mm di acqua piovana ogni anno, mentre la zona veramente arida si trova a sud-ovest, dove ogni anno piovono meno di 175 mm d'acqua, rendendo quest'area un deserto di tipo fossile. Le temperature estive variano dai 20 ai 40 °C, mentre in inverno il clima è secco e freddo, con una temperatura minima che può essere sotto lo zero. Le uniche riserve d'acqua di grandi dimensioni sono costituite dai pan, laghi salati effimeri che si riempiono durante la stagione delle piogge. Tra gli animali che vivono nella regione vi sono iene, leoni, suricati, antilopi e molte specie di rettili e uccelli. La vegetazione è molto variegata e comprende più di 400 specie di piante, ma consiste principalmente di graminacee e acacie. Il Kalahari ospita l'antico popolo nomade dei Boscimani, che si crede vivano in queste terre come cacciatori-raccoglitori da almeno ventimila anni. Vi sono numerosi giacimenti di carbone, rame e nichel e una delle più grandi miniere di diamanti del mondo. San I Boscimani o San come preferiscono farsi chiamare, sono gli abitanti più antichi dell’Africa Australe. Sembra accertato dalla scienza ufficiale che i San costituiscano uno dei più antichi rami dell'evoluzione dell'uomo moderno. I San vivevano perlopiù in gruppi nomadi composti di 25-35 persone. Ciascun gruppo si componeva di diverse famiglie. Questa etnia applicava un sistema di divisione delle terre in base al quale ogni gruppo aveva un suo territorio definito, che poteva misurare anche 1000 Kmq. Non vi era una gerarchia politica e non esistevano capi: le decisioni erano prese collettivamente dall’intero gruppo, all’interno del quale avevano diritto di parola tanto gli uomini quanto le donne. Ma non tutti i San vivevano solo di caccia e di raccolta. All’inizio del XIX secolo i San gestivano, infatti, una delle più vaste reti commerciali dell’era pre coloniale, estesa in tutto il Kalahari. L'arrivo delle popolazioni bantu, portò al declino di questo popolo che si aggravò ulteriormente con l’arrivo dei Boeri. Il conflitto con i bianchi è stato particolarmente cruento: i Boscimani erano accusati di attaccare indiscriminatamente il bestiame e di cacciare in zone che ora appartenevano ai coloni, di conseguenza furono perseguitati e addirittura cacciati dai coloni alla stregua di animali feroci. Oggi i San vivono principalmente in Botswana, nel deserto del Kalahari e in Namibia e sono considerati al livello più basso della scala sociale africana perché, non avendo più terra, hanno dovuto abbandonare il proprio stile di vita e di conseguenza la loro cultura. In Namibia vivono nella parte nord-orientale del paese e si suddividono in quattro gruppi: i Naro nella zona di Gobabis, gli !Xukwe e gli Hei//Kom nel Bushmanland occidentale, nel Kavango e nel Caprivi e gli Ju/hoansi (o !kung) nel Bushmanland orientale, numerosi soprattutto nella zona intorno alla città di Tsumkwe. In passato la grande flessibilità della loro società ha aiutato i San a sottrarsi alle conquiste e alle dominazioni di altri popoli, ma al tempo stesso ha impedito loro di organizzarsi per formare gruppi di pressione e quindi rivendicare e difendere i loro diritti.

 

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