Dettaglio Offerte

LA TRAVIATA


viaggiare con l'ARTE, inserisce nella programmazione estiva 2020 la tradizionale rassegna dell’opera lirica dell’ARENA DI VERONA con una serata imperdibile:LA TRAVIATA di Giuseppe Verdi nella meravigliosa produzione creata per il festival 2019 da Franco Zeffirelli con i costumi di Maurizio Millenotti. Per le rivoluzionarie tematiche trattate, la perfezione melodica e l’asciuttezza ed efficacia delle orchestrazioni, l’opera è considerata una delle più grandi opere mai scritte dal Maestro.

- DATA: 01 AGOSTO
- PARTENZE DA: RAVENNA*
- ACCOMPAGNATORE DA: RAVENNA
- PRENOTAZIONI ENTRO IL 10 MARZO


*anche LUGO, ALFONSINE, MEZZANO

  • Durata: 1 GIORNO

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PROGRAMMA DI VIAGGIO:

IVM LA TRAVIATA ARENA DI VERONA

IL PROGRAMMA:

Partenze da: RAVENNA – LUGO* – MEZZANO* – ALFONSINE*

Ritrovo dei partecipanti nel primo pomeriggio e partenza in pullman G.T. riservato per Verona.
Ingresso in Arena nel tardo pomeriggio, all’ apertura dei cancelli, su gradinate non numerate.
Su richiesta e salvo disponibilità, sarà possibile acquistare al momento dell’iscrizione una postazione a sedere differente.
Al termine, ritrovo dei partecipanti in luogo convenuto con l’accompagnatore e rientro in pullman a Ravenna, dove l’arrivo è previsto alle ore 03.30 circa**


*la sosta in queste località sarà effettuata con minimo 4 partecipanti.

** eventuali interruzioni legate alla pioggia potrebbero allungare i tempi di rientro a Ravenna.
Vedi nota completa sotto riportata.

LA QUOTA COMPRENDE / LA QUOTA NON COMPRENDE:

IVM LA TRAVIATA ARENA DI VERONA

LA QUOTA COMPRENDE:
Viaggio in pullman G.T. riservato – Biglietto di ingresso in Arena in gradinata non numerata – Assicurazione medico-bagaglio – Accompagnatore da Ravenna

LA QUOTA NON COMPRENDE:
Mance ed extra in genere - Tutto quanto non indicato alla voce “La quota comprende”.

CONDIZIONI DI PRENOTAZIONE:

IVM LA TRAVIATA ARENA DI VERONA

CONDIZIONI DI PRENOTAZIONE:
Saldo della prenotazione al momento dell’iscrizione.
La quota di partecipazione non sarà rimborsabile, ma sarà possibile effettuare gratuitamente una sostituzione di persona.

IN CASO DI PIOGGIA

IVM LA TRAVIATA ARENA DI VERONA

IN CASO DI PIOGGIA:
Qualora le condizioni meteo non consentano il regolare svolgimento dello spettacolo, Fondazione Arena di Verona può posticipare fino a 150 minuti l’orario d’inizio della rappresentazione, prima di annunciarne l’eventuale annullamento. Per lo stesso motivo lo spettacolo può essere momentaneamente sospeso anche più volte.

Qualora lo spettacolo sia sospeso definitivamente prima e/o dopo l’inizio dello stesso e prima o successivamente al termine del primo atto, nessun rimborso è previsto ai partecipanti della gita in oggetto.

LA TRAMA

IVM LA TRAVIATA ARENA DI VERONA

ATTO I

Violetta Valéry dà un ricevimento nel suo lussuoso appartamento di Parigi. È una mantenuta d’alto bordo, protetta dal barone Douphol: alla bellezza unisce una sensibilità e una fragilità che ne accrescono il fascino. Nel vortice delle danze e dei complimenti galanti, le viene presentato un ammiratore, Alfredo Germont. Inizialmente impacciato, il giovane le dedica un brindisi e la invita a ballare, ma Violetta ha un malore e non riesce a raggiungere il salone delle danze. È affetta da tisi e, oltre alla malattia, cova un disagio morale, un pensiero interiore che la estranea dalla superficialità della festa. Alfredo ha intuito questo stato d’animo, non si aspetta da lei un’avventura, ma un sentimento ricambiato. Le confessa di amarla da un anno, in segreto. Violetta è toccata, prima lo respinge, quindi gli dà un fiore invitandolo a ripresentarsi il giorno dopo.

Rimasta sola, Violetta si interroga sulla natura dei suoi sentimenti. È turbata, un amore vero e responsabilmente accettato potrebbe cambiarle la vita. Poi si ribella: l’idea del cambiamento è una follia. Non può rinunciare alla sua spregiudicata indipendenza. Eppure, la sua ansia di libertà, contrappuntata dal richiamo amoroso di Alfredo fuori scena, sembra quasi il tentativo di liberarsi da un nodo che la costringe a mentire a se stessa.


ATTO II

Sei mesi dopo, Violetta e Alfredo vivono insieme in una casa di campagna fuori Parigi. L’unione sembra felice, ma qualche presagio inizia a oscurarla. Alfredo viene a sapere dalla cameriera Annina che Violetta ha venduto tutto quanto possedeva per finanziare la loro nuova esistenza. Colpito nell’orgoglio, parte per Parigi per procurarsi del denaro.

La catastrofe coincide con l’arrivo di Giorgio Germont. Il padre di Alfredo si presenta a Violetta con modi insolenti, accusandola di mandare in rovina il figlio. Lei reagisce con dignità, gli mostra l’atto di vendita dei beni: non ha mai chiesto denaro ad Alfredo. L’uomo allora cambia tono. La prega di lasciare Alfredo perché il fidanzamento di sua figlia rischia di essere compromesso dallo scandalo del loro legame, inammissibile per la morale borghese. La violenza verbale si fa più sottile. Germont riconosce in Violetta un senso di colpa e approfitta di questa debolezza. Sa quali punti toccare, sa che cosa dire, come dirlo. E affonda la lama: non essendo la loro unione sancita dal matrimonio, le prospetta il futuro di una vecchiaia incerta. Violetta accusa il colpo. Lei è pentita, è vero, Dio l’avrà forse perdonata, ma gli uomini no. Alla fine, decide di sacrificare la propria felicità per quella della famiglia di Alfredo. Ha solo una richiesta: quando sarà morta, Alfredo sappia del suo sacrificio. Germont, profondamente colpito, si impegna a esaudirla.

Alfredo rientra mentre Violetta sta scrivendogli un biglietto d’addio. Lui è preoccupato perché ha saputo dell’arrivo del padre. Lei è sconvolta, piange e, prima di allontanarsi, esplode in un grido d’amore. Poco dopo, Alfredo legge la lettera in cui Violetta gli dice che tornerà a fare la mantenuta; tormentato da gelosia e risentimento, viene consolato dal padre che approfitta della situazione per convincerlo a tornare a casa. Alfredo non sente ragioni, pensa a un probabile rivale e si precipita a cercare Violetta per vendicarsi.

La sera stessa, in casa di Flora Bervoix, si tiene una festa. Il frastuono dei balli mascherati accresce per contrasto la solitudine e l’angoscia dei protagonisti. Alfredo entra mentre alcuni ospiti iniziano a giocare a carte. Arriva anche Violetta accompagnata da Douphol. Alfredo sfida il barone al gioco e vince ripetutamente, provocandolo con pesanti allusioni. Viene annunciata la cena, tutti si allontanano.

Violetta rientra subito, con un cenno ha fatto capire ad Alfredo di dovergli parlare. Lui la raggiunge, ma il dialogo si rivela impossibile: non comunicano più. Sono in un vicolo cieco e lei è costretta a mentire pur di non svelare la verità; messa alle strette, gli dice di amare Douphol. Alfredo perde il controllo, chiama gli invitati e getta addosso a Violetta il denaro vinto al gioco. Tutti si stupiscono che l'uomo infranga in modo così brutale le regole delle buone maniere, subito ribadite da Giorgio Germont, presente tra gli invitati. Violetta è distrutta. Alfredo, pentito, viene portato via dal padre dopo essere stato sfidato a duello da Douphol.


ATTO III

Siamo nella camera da letto di Violetta malata, un mese dopo. La fine è ormai prossima, come conferma il dottor Grenvil ad Annina. A Violetta non restano che semplici gesti quotidiani: bere un bicchiere d'acqua, donare ai poveri il poco denaro rimasto, rileggere le sue lettere. Una su tutte, quella in cui Giorgio Germont l’informa di aver raccontato la verità al figlio, fuggito all'estero dopo aver ferito il barone in duello; ora Alfredo sta ritornando a Parigi per rivederla e chiederle perdono. Troppo tardi. Violetta si guarda allo specchio e vede lo sfacelo sul suo volto. Non le resta che dare l’addio ai sogni passati di felicità, mentre fuori è carnevale e la vita continua come se niente fosse.

Si accende un’illusoria speranza. Alfredo è ritornato, i due amanti si scambiano parole d'amore e di perdono. Lui le promette che la porterà via da Parigi e che vivranno uniti e felici, ma ormai lei è troppo debole perfino per reggersi in piedi. A nulla servono l’ingresso di Germont padre, ora pronto ad accettare Violetta come figlia, e le parole di appassionata dedizione di Alfredo. Il sacrificio della donna si consuma con un estremo gesto d’amore: dona ad Alfredo il ritratto di quando era giovane e bella perché lo conservi e lo dia un giorno alla sua sposa. Un ultimo, effimero segno di ripresa, e Violetta cade riversa senza vita.


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